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B.1.6.5.2

PROGETTI RECENTI


1991 - 2008
VITTORIO MAZZUCCONI
La Piramide del Palatino (2/15)

Roma 2000 - 2003

Centro congressi e auditori
Museo e sede universitaria


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Vista del colle Palatino dal Fòro, stato attuale

La Piramide
Noi vorremmo anche fare un’opera del nostro tempo, se non addirittura un’opera del tempo che verrà, e la somma del passato remoto, di quello più prossimo anche se antico, del presente in cui tutto ciò si è rifatto zolla, delle nostre aspirazioni in cui cerca di prender forma il fantasma della civiltà futura, come in una magica equazione produce un risultato inatteso: quello di una piramide, grande quasi come quella di Cheope, da costruire in questo luogo. Una piramide rovesciata, in modo da toccare il terreno con la sua punta, evitando così di stravolgerne la testimonianza archeologica.
Perché una piramide? Un po’, appunto, per il rispetto del terreno archeologico, e poi per ragioni più complesse, che si cercano in un substrato molto più profondo di quello delle vicende di questo colle. Per quanto Roma sia stata un immenso impero, centrale nella storia dell’umanità, per far riemergere le fondamenta di questa bisogna rimontare all’antico Egitto, che tanta influenza esercitò su Roma. Come una piramide, la storia si costruisce di secolo in secolo, di pietra in pietra, fino a giungere all’istante presente, punta della piramide. Quando noi rovesciamo la piramide, è come se da questo punto del presente ci si allargasse immaginando un futuro sempre più ampio, come se tutta la vicenda fosse una gigantesca clessidra. E leghiamo questo presente, punto di contatto fra il passato e il futuro, al luogo reale, alla zolla in cui è nata Roma, in riconoscimento della sacralità di tale nascita, come se essa idealmente fosse il centro della storia.



L’antico Faraone, Romolo che fonda Roma e l’Imperatore che più tardi la governa estendendone il dominio a tutto il mondo allora conosciuto, sono figure di prima grandezza in questa vicenda. Ma ci sono anche altre figure, il sacerdote egizio, l’aruspice che tracciò il solco della città quadrata, l’architetto che disegnò la Domus Augustana, che partecipano all’evento. Per non parlare di quel Grande che con il suo messaggio ha scosso dalle fondamenta la civiltà Romana, fino alla totale distruzione di questo luogo. Vediamo poi all’opera gente miserabile, che fossero il popolino che rubò tutto quello che fu possibile rubare nel favoloso palazzo, o i potenti che rubarono ancor di più per adornare i loro palazzi e le loro chiese, per non parlare dei papi che non solo concorsero in modo determinante a questo immane saccheggio ma che costruirono con i materiali di ricupero una nuova Roma, non meno monumentale dell’antica. L’abbattimento della civiltà romana, con il rovesciamento delle colonne e l’innalzamento della croce, è stato un evento di un indicibile potenza spirituale, ma che dire poi quando si è visto che le stesse colonne sono state rialzate non in gloria di Dio ma per glorificare un nuovo potere politico, per giunta ambiguo e discutibile? Si può forse concluderne che, qualunque siano le grandezze o le miserie umane, l’ideologia politica o quella religiosa, a Roma lo Spirito trova sempre le condizioni per esprimere ideali di grandezza, universalità e profonda sintesi su tutti i piani, spirituale, storico, artistico