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A.2.1.2

ARTE COME CAMMINO INTERIORE
opere di pittura
di
VITTORIO MAZZUCCONI


Introduzione Se si chiede a Vittorio Mazzucconi, quali sono, nella sua opera, il posto e la funzione della pittura rispetto all'architettura, egli risponde subito: la mia pittura è l'ombra, è l'altro lato della personalità, sotterraneo, oscuro e inconscio quanto l'altro, che si esprime nell'architettura, è alla luce del sole, luminoso e pienamente cosciente. Un aspetto però non esclude l'altro; anzi, non è neppur pensabile senza l'altro. Così, se guardiamo un albero che vive e dà frutto nella luce del sole, non possiamo dimenticare che questa sua vita è possibile solo grazie alle radici. Rispetto al tronco, come dire rispetto alla centralità dell'anima, è come se ci fossero due alberi simmetrici e speculari: uno al di sopra che si ramifica e espande nell'atmosfera; e uno al di sotto, con il diramarsi corrispondente delle radici. Noi siamo l'albero intero, ed è di questo che la pittura mi aiuta in primo luogo a prendere coscienza.

Questo mondo senza luce, fatto di pulsioni profonde, di semi germoglianti, di radici, delle acque e del fuoco celato della terra, è il mondo degli Inferi: quello stesso a cui gli antichi eroi dovevano scendere, come narrano i poeti, per conseguire la saggezza. Senza questa esperienza degli Inferi, Mazzucconi si chiede, il progetto della Città Nascente avrebbe mai potuto farsi?.... Nel luogo preciso dell'incrocio sacrale, si scavava una volta la fossa in cui consacrare le offerte votive al genius loci. Ecco quindi che egli si manifesta, attraverso il rapporto con la terra e le sue forze primigenie, poi con la forma arcaica della città, poi con tutto il suo sviluppo, fino al punto in cui il genius si fa portatore della visione del futuro, come un oracolo; si fa ierofante nell'atto di interpretare il mistero della vita e della morte; si fa principio di armonia che dal centro della croce si irraggia in tutta la realtà circostante...

Mentre Mazzucconi dice questo, egli parla insieme della Città Nascente, di tutti gli altri progetti che seguono la stessa linea, e di tanti quadri che instancabilmente lavorano sullo stesso mistero. In modo che la presa di coscienza dell'ombra ha avviato il cammino della realizzazione interiore, che Jung chiama "processo di individuazione". Se io mettessi tutti i miei quadri uno accanto all'altro, osservandone lo svolgimento, capirei che c'è un percorso sotterraneo del grande fiume della vita, in cui si manifesta il cammino del nostro vero essere spirituale, tanto quanto le realizzazioni esteriori ne sono aspetti provvisori e episodici.

In questo cammino, la presenza della donna è fondamentale. La pittura è di per sé molto vicina alla donna: ha in comune con lei l'eros, sia ell'emotività profonda, sia nel suo emergere e vibrare a livello epidermico (anche la pittura è una "pelle"), come il mare vive nella sua superficie mossa e spumeggiante. Ma il senso in cui la donna è la guida e l'essenza non solo della pittura ma dello stesso processo di individuazione, è molto più profondo.
Come la ricerca dei luoghi, che ho tanto praticato nell'architettura, finisce col condurre al luogo interiore, così, al di là della molteplicità delle donne, si prende coscienza a poco a poco della donna interiore, quella che Jung chiama appunto "anima", e ci si accorge che essa diventa la guida del nostro sviluppo spirituale.

La nascita del "Sé", l'essere divino che è in noi, dapprima confuso e cieco, poi sempre più evidente e raggiante, è così l'evento di cui l'anima si fa portatrice, come una vera e propria procreazione.
Il processo è espresso nei quadri come l'apparire progressivo di questo essere. Egli è dapprima indistinto o immerso nella "negritudo", poi appare più chiaro ma dormiente o in posizione fetale, in altri casi incompleto o mutilato. Ha anche un volto o meglio un profilo, schematico e impersonale come una cifra segreta che si fa palese solo alla fine dell'elaborazione di un quadro. Il processo è infine vissuto, in una diversa espressione, come un atto di fecondazione e sfocia finalmente nell'esperienza della nascita.

Un altro tema ricorrente è quello della "creazione". Essa è spesso vissuta come un atto, un gesto (lo stesso gesto che genera l'Arca nelle architetture di Mazzucconi), o un'immagine antropomorfica della divinità, ma anche in modo più complesso come azione di una forza spirituale o angelo sulla materia sorda che ne viene plasmata e risvegliata alla vita. Nello stesso modo, il creatore dà vita a Adamo, o da questi nasce Eva o, in altre forme, si ripresentano spontaneamente le antiche idee dell'uomo sul cosmo; anzi, è la stessa forza che produce i miti, che fa sorgere nell'animo le forme simboliche equivalenti.

C'è evidentemente anche la "nave" nelle acque dell'inconscio, e non solo nella forma dell'atto creativo o delle "arche" dell'architettura: nella pittura la nave diventa il relitto di un naufragio o, al contrario, un impulso di salvezza, diventa abbraccio, contenitore, seme, falce di luna o la barca di Caronte...
Certo, mi viene naturale, nel disegnare e nel dipingere, di tracciare una curva, come un fatto anche gestuale, ma il suo bisogno è da ricercare più lontano e più nel profondo, dove la curva protettrice e totalizzante non è forse null'altro che il grembo materno.



Nota In questo sito sono illustrate solo le mostre delle opere di Vittorio Mazzucconi presentate nella sede della Fondazione.
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